Camilla Pisana (fl.1515) was a courtesan, probably of Pisan origins. She lived for a number of years in Florence, along with several other courtesans, as the mistress of Filippo Strozzi (1489-1538). Camilla was renowned for her beauty, musical, and literary skills.  She later moved to Rome, where among her guests were writers Agnolo Firenzuola and Pietro Aretino. She wrote this letter to her friend Francesco del Nero (1487-1563), who was  Filippo Strozzi’s brother-in-law and close business associate, complaining about her mistreatment at her lover’s hands.

Venetian Courtesan playing lute

Michiel Parrhasio Venetian Courtesan Playing Lute, c.1570

Letter of Camilla Pisana to Francesco del Nero:

Favorito mio caro,

Benché da qualche settimana in qua non abbi meritato da voi un minimo verso né alcuna risposta all’ultima mia, nondimanco stimando che in voi sia quella medesima affezione e buono animo verso di me, e ritrovando in me quella intera fede e indicibile amore verso di voi che per il passato è suto, mi par poter con voi rallegrarmi e querelarni secondo le occurrenzie mie.Credo, anzi son certa, arete inteso e saputo le nuove tresche che Filippo insieme con Giovanni hanno fatto; la qual cosa quanto sia da laudare lo rimetto nella prudenzia vostra.

Io stimavo che fussino a ssufficienzia le cose che per il passato ho avuto a tollerare, senza rinnovare ogni anno qualche nuovo sdegno; e se lui è sazio de’ casi mia, come vuole la sua mala natura, e non e’ mia pochi meriti—dico quanto all’amor che gli ho portato, e non parlo delle parte che non sono in me—lascimi stare in mia malora, e non mi dia né conceda ad altri, perché credo esser nata libera, e non serva o stiava di nessuno. Lui sa bene quante fiate gli dissi che non pigliassi mai questo assunto di introducerci altri, né darmi loro in preda; ma stimo abbi tutto operato per aver in dispetto ch’io l’ami, e per questo modo cerca farmi scontare gli obrighi che seco tengo. Ho caro ch’e’ mi sapessi diffendere da e’ loro lacciuoli, e chi credeva andare a pascere, andò arare in modo che, se ridono da una banda, non rideranno da l’altra, né mi potranno tenere a scherno, come desideravano. Ché so bene non gli induce amore a simil cose, ma per poter cianciare alle spese nostre, e dileggiarci a llor beneplacito, e non bastava a Filippo quel che aveva fatto con Dianora, che voleva poi venire a ffinir la festa? Se lui non fa stima di simil cose, ne fo io, che ho qualche amore, e non sono una tigre come lui! Credo pure si ricordi quando mi fece l’altra colla Alessandra, se mi dolse, e se n’ebbi sdegno; e pur ci si rimette ogni anno! Diavolo, egli ha tante femine, garzoni, ragazzi e putti d’ogni sorte, che crederrei se ne fussi tratto la voglia mille volte, e non pensassi piú a’ casi di qua, ma fa come la piena, e non avendo amore, tratta ognuno a un modo, e tutte ci ha in un canto, e credo, per Dio, chi cercassi tutto el mondo non se ne troverebbe un altro di sí poca affezione. La qual cosa mi fa doler della mia impropizia sorte, e non ci vego nessuno che tratti cosí la sua, né che la tenga in quel vilipendio che sempre ha tenuto me, e bastava che se mi aveva concetto odio, dopo che aveva adempiuto el suo desio, che si fusse alienato gentilmente, senza voler questa e quella e me donare ad altri. Ma non mi maraviglio che facci cosí a me, sappiendo per certo che tratta cosí ogni altra, e non vuol mai che a chi lo gusta gli resti la bocca dolce, ma sempre amara.

Pazienza! Io non ho possuto fare non mi lamenti con voi, dove sempre ripongo ogni secreto mio, per essalare la mia passione, e poi io son certa che, benché mostriate forse co llui di riderne, avete tanta discrezione in voi che conoscete quel che è mal fatto, ma portandogli reverenzia e onore per l’altre parte che sono in lui, non biasimeresti le opere sue. E benché io sia certa non aver a ritrovare ragione in favor mio, né manco poter far iusta vendetta degli oltraggi sua, pur mi basta essermi condoluta appresso di voi, el quale, cosí tacendo, sendo tutta prudenzia, non mi darà el torto. E perché Giovanni scrive, credo con intenzione di Filippo che farà tòrre lo spedale a fra Giordano, e anche opera altre cose in danno nostro, direte a Filippo ch’io non fo stima di spedale, perché io non fui mai suggetta a roba. Io gli avevo obrigo della gentilezza sua, nondimanco se credessi per questo farmi ingiuria sarebbe in errore, ché a me non manca da vivere, e quando lui volessi riaccettare le cortesie che m’ha usate, gliene rifarei un presente, acciò vedessi che questo non è la causa che me l’ha fatto amare, e averei caro disobrigarmi. Però ditegli che non mi faccia improperare simil cose, e ch’io non credevo venire a simil cimenti, né riuscire con sí poca grazia de l’amicizia sua, avendolo amato piú che me medesima, e non avendo mai operato cosa se non tutta piacevole e grata in benefizio suo. Or pazienza! Ricordovi, favorito mio, el fatto del terreno di messer Lionardo, che avendo avuto la procura lo serviate e accomodiate piú presto che potete, restandovi lui e io insieme obrigatissimi. Non piú per questa.

Perdonatemi se v’ho dato troppa noia in iscriver molto prolisso, ché tutto procede per affettuosa sicurtà generata dalle vostre infinite cortesie, le quali non iscorderò mai, né manco potrò fare di non vi amar sempre, costretta non solo per una cosa, ma per infinite. E raccomandomi a voi. Valete.

Transcribed by Lisa Kaborycha from Pisana, Camilla. Lettere di cortigiane del Rinascimento, ed. Angelo Romano, Rome: Salerno Editrice, 1990, pp. 51-54.

RESOURCES

Bassanese, Fiora. “Selling the Self; or the Epistolary Production of Renaissance Courtesans,” in Italian women writers from the Renaissance to the present: revising the canon, edited with an introduction by Maria Ornella Marotti, University Park: Pennsylvania State University Press, 1996, pp. 69-82.

Flosi, Justin. “On Locating the Courtesan in Italian Lyric: Distance and the Madrigal Texts of Costanzo Festa,” in The Courtesan’s Arts: Cross-cultural Perspectives, Martha Feldman and Bonnie Gordon, eds., New York: Oxford University Press, 2006, pp. 133-143.

López, Maritere. “The courtesan’s gift: reciprocity and friendship in the letters of Camilla Pisana and Tullia D’Aragona” in Discourses and representations of friendship in early modern Europe, 1500-1700, edited by Daniel T. Lochman, Maritere López, and Lorna Hutson. Farnham, Surrey; Burlington, VT: Ashgate, 2011.

Masson, Georgina. Courtesans of the Italian Renaissance, London : Secker & Warburg, 1975, pp. 60-64.

Pisana, Camilla. Lettere di cortigiane del Rinascimento, ed. Angelo Romano, Rome: Salerno Editrice, 1990.

Pucci, Paolo “Camilla Pisana, la perfetta moglie?: tentativi di affermazione personale di una cortigiana del Rinascimento..” The Free Library. 2011 American Association of Teachers of Italian 14 June 2015

Leave a Reply